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LA RICERCA , I CONGRESSI SCIENTIFICI | ||
VITILIGO EUROPEAN TASK FORCE, BARCELLONA 2006
Da sinistra: Karen Schallreuter (Germany), David Gawrodger, Maxine Whitton (Great Britain) Alida DePase, Mauro Picardo, Silvia Moretti (Italy), Wiete Westerof, G.P.W. Van der Veen (Holland), Yvon Gauthier, Alain Taieb (France), Nanjia Vangeel (Belgium), Agustin Alomar (Spain), Adrian Tanew (Austria), Mario Pelliciotta.
Rapporto di Dot Bennet per ARIV Fino a qualche tempo fa la vitiligine rappresentava un argomento marginale anche nell’ambito dei Congressi della European Society Pigment Cell Research (ESPCR) ed erano pochi i ricercatori che si occupavano di questa patologia. Nel corso del 13° Congresso ESPCR (Barcellona 2006) la ricerca sulla vitiligine è stata invece finalmente protagonista di due sessioni plenarie e di un Symposium. Grazie al lavoro della Task Force, si è arrivati alla definizione della malattia stessa e alla standardizzazione dell’approccio diagnostico basato sulla stima dell’estensione, dell’evoluzione e dello staging della lesione. Tali criteri possono essere utilizzati per impostare e comparare i diversi protocolli terapeutici. Attualmente infatti è difficile predire l’efficacia terapeutica delle differenti terapie proprio a causa dell’ampia disomogeneità dei criteri valutativi. I metodi standardizzati sono piuttosto semplici e sono stati testati in occasione di vari workshops con i pazienti; sono ora previsti test di validazione su larga scala. Per utilizzarli è necessario un apposito training dei medici. E’ emersa anche la necessità di interagire con specialisti di ogni parte del mondo ed estendere il processo di validazione anche nei paesi extra-europei. Un rapporto tecnico su questo lavoro condotto dalla VETF è appena stato pubblicato (1). Mauro Picardo (Roma) nel corso di una panoramica sulla attuale ricerca, ha messo in evidenza un incremento significativo della ricerca sperimentale, sia per quanto riguarda gli studi sul ruolo del sistema immunitario (responsabile in prima battuta delle difese dell’organismo) nella vitiligine sia sui possibili metabolismi compromessi a livello dei melanociti e dell’intero organismo. E’ stato inoltre sottolineato il ruolo della biologia di base nella ricerca in vitro sulla vitiligine, con particolare riferimento ai metodi per la coltura dei melanociti. Ha posto l’accento sul possibile ruolo dell’asse MAPK-MITF nella compromissione funzionale dei melanociti. E’ seguito quindi un dibattito sia sulla ricerca clinica sia sulla ricerca sperimentale. Jasper Van den Boom (Amsterdam) ha presentato dati sperimentali in grado di confermare il ruolo patogenetico di una disregolazione immunologica nella scomparsa dei melanociti. Il gruppo di Amsterdam aveva precedentemente dimostrato che i linfociti, cellule del sistema immunitario, possono essere isolati dalla cute perilesionale e sono capaci di riconoscere in maniera specifica i melanociti. Questi linfociti, melanociti-specifici, sono in grado inoltre di determinare la morte dei melanociti in vitro. Anche Overbeck (Madrid) ha riportato la propria esperienza con il laser ad eccimeri esponendone i limiti e i benefici. La repigmentazione appare modesta sulle mani o nelle forme di vitiligine segmentale, ma può essere soddisfacente su piccole aree e/o in combinazione con l'immunomodulatore Protopic e con gli antiossidanti. A.Fongers (Amsterdam) ha presentato i risultati del"minigrafting" ovvero del trapianto di piccoli lembi di cute nelle lesioni vitiligoidee.Questo approccio può essere scelto solo nelle forme stabili e non progressive. In base alla casistica di Fongers, circa la metà dei pazienti con vitiligine generalizzata e quasi il 90% dei pazienti con vitiligine segmentaria hanno ottenuto, dopo il grafting, una buona o eccellente ripigmentazione persistente nel tempo. Paula Eves (Sheffield) ha riportato i risultati della ricerca riguardante un altro metodo di trapianto. I melanociti vengono coltivati su una speciale membrana artificiale, in presenza di cheratinociti, in in modello di cute ricostituita da reimpiantare in toto nelle aree depigmentate dopo opportuna espansione in vitro. E' seguito quindi un lungo dibattito sui possibili meccanismi eziopatogenetici. Muriel Cario-Andrè (Bordeaux) ha messo in evidenza come i melanociti perilesionali sono caratterizzati da una ridotta adesione alla membrana basale. MU-Hyoung-Lee (Seoul) ha posto l’accento sul possibile background genetico nella vitiligine focalizzando l’attenzione sugeni correlati a GST. Si tratta di geni coinvolti nella protezione contro lo "stress ossidativo", un meccanismo di danno cellulare che sembra contribuire alla perdita di melanociti in corso di vitiligine. Il gruppo di Seoul ha rilevato che nella popolazione coreana un gene in particolare (GSTM1) è poco espresso nei pazienti di vitiligine. Maria Lucia Dell’Anna (Roma) ha riportato i risultati dello studio in vitro sul possibile ruolo patogenetico di una alterazione primitiva delle membrane cellulari. I melanociti dei soggetti con vitiligine sono caratterizzati da una diversa distribuzione e da un diverso contenuto di alcune componenti strutturali delle membrane. Questa alterazione potrebbe supportare la teoria dello stress ossidativo quale possibile meccanismo responsabile della scomparsa dei melanociti dei soggetti con vitiligine. Infine, Yvon Gauthier (Bordeaux) ha fatto il punto su una particolare forma di vitiligine segmentaria ovvero la vitiligine segmantaria del viso con interessamento dell’area del nervo trigemino, responsabile della sensibilità del viso. Uno, due o tutti e tre i rami del trigemino possono essere coinvolti. Questa osservazione supporta un'altra ipotesi patogenetica, secondo la quale un'insolita attività di un particolare nervo (forse il rilascio di alcuni mediatori a livello delle terminazioni nervose) può essere responsasbile del danno o della morte dei melanociti. Rapporto di Dot Bennet per ARIV (Associazione Italiana Ricerca e Informazione per la Vitiligine). Traduzione di Alida DePase
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