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Lunedì 04 Aprile 2011

Aprile

LA KELLINA, ARMA INNOCUA MA EFFICACE >>>

La Vitiligine, pur essendoci centinaia di migliaia di pazienti (solo in Italia!), può essere considerata anch’essa una “malattia orfana”, poiché viene di fatto trascurata dall’industria farmaceutica che non investe nella ricerca di nuove cure.
Perciò si deve far ricorso a farmaci già utilizzati in altre patologie ma con qualche efficacia anche nella Vitiligine: così si utilizzano il cortisone,il catrame,la ciclosporina e gli UVB-311, già in uso per la psoriasi; dalla Dermatite atopica si è preso il tacrolimus; la kellina dall’angina pectoris,dov’era usata per la sue proprietà vasodilatatrici.

L’uso della kellina nella Vitiligine,sia orale che topico,è iniziato presso l’Università di Vienna verso la fine degli anni ’80. Successivamente è stata utilizzata presso vari centri,anche in Italia come Roma,Napoli e Siena.
Il fatto che però fosse disciolta in acetone,dove andava incontro a precipitazione con l’evaporazione del solvente, o venisse mescolata a una crema base o alla vaselina, dove non si scioglieva ma rimaneva in forma cristallina, non in grado pertanto di superare la barriera cutanea, non permetteva di ottenere risultati soddisfacenti: lo scarso miglioramento ottenuto era dovuto all’esposizione al sole o alle lampade, più che al farmaco.
Questo fatto ci ha indotto a ricercare nuove formulazioni per la kellina.
Ci siamo dunque rivolti a dei chimici farmaceutici: il prof F. Giordano dell’Università di Parma e il prof A. Gazzaniga, dell’Università di Milano.

Essi sono riusciti a trovare un veicolo molto valido in una preparazione semisolida farmaceuticamente accettabile e risultata molto efficace nei tests sui pazienti.
E’ quindi da anni che all’Università di Pavia si utilizza questo farmaco, con giustificata soddisfazione.
Esso presenta un’efficacia simile agli psoraleni utilizzati nella terapia PUVA: infatti si tratta di una molecola chiamata furanocromone,con una struttura simile alle furocumarine che costituiscono gli psoraleni. E , pur avendo analoghe proprietà fotobiologiche, fotochimiche e fototerapeutiche, non ne ha gli effetti fototossici, non ha influenze fotodinamiche sul DNA e non induce mutazioni evidenziabili.
Quindi si mette in risalto prima di tutto la sicurezza:può essere usata tranquillamente anche nei bambini o nei fototipi con carnagione delicata. Si ricorda del resto che la kellina veniva somministrata per via sistemica dai cardiologi in passato e ,ancor oggi,da alcuni dermatologi nella vitiligine.
Localizzando il prodotto solo sulle chiazze, non si ha l’iperpigmentazione della cute sana circostante, che tanto disagio crea ai pazienti sottoposti a PUVA (cioè la fotochemioterapia con psoraleni) e, a differenza della PUVA, non occorre proteggere gli occhi.
E’ da segnalare poi la sua maneggevolezza: non essendo fototossica,non c’è il rischio di ustionarsi come con tanti prodotti usati localmente, e può essere tranquillamente data per la cura domiciliare, riducendo al massimo i controlli e quindi i costi e i disagi di visite frequenti.
L’uso della kellina viene fatto essenzialmente durante la bella stagione e, perciò,viene definito come “terapia estiva”.
La sua efficacia può essere sorprendente,come può apparire dalle foto che alleghiamo,prima e dopo un trattamento di soli 2 mesi (agosto e settembre)!