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Sabato 06 Giugno 2009

Giugno

DEPIGMENTAZIONE DELLE AREE NON AFFETTE:
UNA VALIDA ALTERNATIVA TERAPEUTICA IN FORME STABILI E DIFFUSE DI VITILIGINE.

  Prof. Steven Paul Nisticò
Docente Clinica Dermatologica
Ricercatore Università di Roma Tor Vergata
Responsabile del Centro di Foto-Laser Terapia Dermatologica
Casa di Cura Sanatrix – Roma
Tel 06.8632.1981
steven.nistico@uniroma2.it

La depigmentazione delle aree non affette può rappresentare una valida alternativa terapeutica in soggetti che soffrono di forme inveterate, stabili e diffuse di vitiligine. Il concetto terapeutico deriva dalla cura di inestetismi del viso quali il melasma o cloasma, frequenti in donne giovani che dopo terapie estroprogestiniche, gravidanza o per particolari assetti ormonali, manifestano chiazze scure più o meno diffuse e stabili caratterizzate da una iperproduzione di melanina in seguito alla esposizione alla luce solare.

Di solito si procede in soggetti a fototipo più chiaro (fino al III) nei quali la vitiligine contrasta di meno con le zone non affette, anche se sono stati riportati casi di soggetti di razze più scure trattati con successo. È un trattamento al quale va fatto ricorso solo nei casi in cui la vitiligine è diffusa in oltre il 40% della superficie cutanea dell’ area interessata, e quando si è dimostrata resistente ad ogni altro tentativo terapeutico. La depigmentazione cutanea è irreversibile e permanente.

Nella nostra esperienza, su più di 50 pazienti trattati, rispondono bene le zone del volto e delle mani, con conseguente miglioramento estetico delle zone cutanee maggiormente esposte al pubblico.

Per eliminare la pigmentazione cutanea residua si impiegano prodotti per uso topico contenenti idrochinone o suoi derivati in percentuali variabili tra il 2 ed il 5%. L'idrochinone può agire bloccando la melanogenesi interferendo sulla biosintesi della melanina in quanto substrato alternativo della tirosinasi, sia come agente citotossico selettivo per i melanociti.

L'impiego dell'idrochinone a dosi elevate può dare luogo a fenomeni irritativi e può presentare il rischio di tossicità correlato all'uso prolungato. Il trattamento, di preparazione galenica su ricetta dello specialista dermatologo, va applicato quotidianamente associando una fotoprotezione totale per evitare le radiazioni UV solari sulle zone trattate. Oltre al trattamento con idrochinone, che ancora oggi, rappresenta il gold standard dei trattamenti depigmentanti, possono essere utilizzate sostanze di derivazione naturale come gli alfa-idrossiacidi (citrico, lattico, gli colico, tricloroacetico), l’ acido kojico e l’ arbutina, che oltre ad un effetto schiarente possiedono capacità esfoliative e rigeneranti l’ epidermide.